To: mpc@oraetlabora.com.br
Sent: Tuesday, December 02, 2003 2:18 PM
Subject: Fw: Mobilitazione per il conclave
>Caro
Giuseppe,
>ho letto la documentazione della CEI in merito alla crisi del clero e
>l'appello
>dell'Associazione per il prossimo COnclave.
>Osservo:
>- le motivazioni della CEI mi sembrano in linea con l'attuale dirigenza
>che è sclerotizzata (non lo scrivo in senso dispregiativo) da oltre
un
>decennio.
>Ebbi già a scrivere che, sensibilizzata a suo tempo del problema
da parte
>del sottoscritto che dichiarava anche una sua disponibilità alla
formazione
>di una commissione paritetica in tal senso, la Presidenza mi fece rispondere
>(dopo tre lettere) da un Carneade che scrisse:"...per quanto lei espone
>questa Presidenza si attiene alle disposizioni del VAticano". Naturalmente
>scrissin Vaticano ed anche al Segretario personale del Papa che mi
>rispose:"...per
>quanto lei espone dobbiamo adeguarci alle disposizioni della Conferenza
>Episcopale".
>- la Cei non prenderà mai iniziative in merito al celibato perchè
non ha
>il coraggio di prenderle e "il coraggio, uno, se non ce l'ha, non se
lo
>può dare".
>
>Vengo all'appello per il Conclave.
>E' un'iniziativa giusta. Il problema è capire come attuarla. In questa
>direzione
>(che è un capitolo della riforma della chiesa) si muovono tanti movimenti
>(Noi siamo chiesa, le CdB, Vocatio, gruppi di preti sposati che si
>incontrano,
>Il dialogo, ecc.). Occorre trovare un coordinamento ed una linea comune.
> Lo scambio - magari personale - di concetti in rete potrebbe essere un
>buon punto di partenza per un appello comune.
>In effetti occorre trovare un comune denominatore che produca un documento
>con idee condivise da tutti.
>Posso mettere per punti le mie?
>Io penso:
>* che il problema del celibato vada inquadrato in un concetto
>teologico-spirituale
>del sacerdozio ministeriale che necessita di riforma radicale. Mi spiego:
>secondo me il problema non si configura ipotizzando un prete normale che
>ha la parrocchia e che adesso è celibe, ma potrà vivere la
stessa dimensione
>di vita odierna con la propria famiglia. Anche questo potrebbe andare bene
>come momento di passaggio. Ma è la figura del sacerdote come tale
che va
>rivisitata e riproposta. Il prete non deve essere un luogotenente di una
>posizione (la parrocchia) che fa parte di un mandamento (la diocesi) che
>a sua volta è porzione di un grande complesso governato da Roma.
Se dal
>punto di vista storico (ed anche organizzativo) tutto questo ha avuto ed
>ha ancora un significato, occorre guardare avanti e pensare al sacerdote
>come uomo (o donna) che sia punto di riferimento di una comunità
che ha
>come centro il Cristo ed il suo messaggio.
>* che il sacerdozio ministeriale inteso come espresso al paragrafo
>precedente
>non si configurerà più come un "monaco in sedicesimo"
per usare
>un'espressione
>di Jean Guitton, ma come un fratello che Dio ha chiamato ad aiutare altri
>fratelli a vivere il vangelo ogni giorno. Con la propria famiglia o no.
>Operaio o impiegato. A tempo pieno o a tempo parziale.
>* che questo modo di vedere il sacerdozio (ho forzatamente sintetizzato,
>ma sto lavorando ad un discorso più articolato) rivoluzioni anche
il modo
>di porre il messaggio cristiano. Si torna alla chiesa delle origini ed al
>"pusillus grex" che è stato lievito che ha socnvolto la
pasta corrotta
>dell'impero,
>sale che ha dato sapore ad una società stanca e viziata, luce sul
candelabro
>che ha illuminato un mondo dominato dalla fede nel potere delle armi e della
>politica.
>Comunque...sono solo idee sparse.
>Mi piacerebbe che mi aggiornassi.
>Ciao
>Ernesto