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Lettera aperta al Rev.do Don Di Noto, p.c. a Mons. Fisichella

Rev.do don Fortunato di Noto,

non si può sottovalutare il prezioso lavoro dell’associazione “Meter”, da Lei fondata, che ha denunciato alla polizia postale migliaia di siti pedo-pornografici. Vorremmo sapere, però, che cosa è riuscito a fare per le vittime della pedofilia clericale che hanno chiesto il suo intervento. Vorremmo sapere: anche Lei, come i vescovi, ha preferito “lavare i panni sporchi in famiglia”? Non Le sembra troppo facile fare dei violentatori dei capri espiatori, salvando le gerarchie ecclesiastiche, tutelando l’immagine della Chiesa? Ricordo? Nel tribunale internazionale di Norimberga sono stati processati i generali, i “cervelli del male”, non i soldati semplici, esecutori materiali di ordini criminali.

Ora che cifre, fatti e gravità del fenomeno sono di pubblico dominio - si parla di “epidemia”, fiume in piena, che minaccia di travolgere la Chiesa – Lei si lancia contro i "quattro mascalzoni". Come esperto di questo settore non può non sapere, che solo negli USA più di 5.000 preti sono sotto processo o già incriminati, fra cui una ventina di vescovi. Non sa che le vittime sono più di 11.000 senza contare quelle sommerse che sarebbero molte di più? (Perché non prova a “navigare” nel sangue delle vittime, che scorre ancora nel sito bishop-accountability. Si tratta delle deposizione fatte in tribunale, non si invenzioni degli anticlericali).

Crede forse che basta togliere dal paniere “quattro mele marce” (secondo mons. Fisichella) per sanare un cancro in radice? Se non si individuano le cause profonde; se non si ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità; se non si ricercano i rimedi adeguati; se si ha paura di agire secondo il vero spirito del Vangelo, come si può proclamarsi dalla “parte delle vittime”? Di tutto ciò, nessuna traccia  da parte di chi si dichiara “protettore degli innocenti”.

Non un accenno alla differenza tra pedofilia (ed efebofilia) clericale e quella comune del resto della società. Il prete pedofilo non solo compie un crimine, ma uccide lo spirito della vittima. Molte vittime sono state talmente devastate che hanno preferito il suicidio, alla vergogna e umiliazione di essere tradite dal “rappresentante di Dio”.  Arrivano a dire di essere state “violentate da Dio stesso”. Non bastano neppure i risarcimenti economici e le cure, perché si tratta di sanare le ferite dello spirito, “stigmate” molto più profonde di quelle della psiche.

La responsabilità di tutto ciò grava anche sulla coscienza delle gerarchie responsabili dell'educazione dei seminari e della supervisione del clero.  Ormai abbiamo un’abbondante letteratura al riguardo ed il problema non si limita alla pedofilia. Vi sono altri guasti che infettano il clero cattolico.  Le statistiche di CARA (Center for Applied Research in the Apostolate, organizzazione della gerarchia catt. USA) rivelano che meno del 10% del clero osserva il celibato. La pedofilia clericale non è un fenomeno attuale e passeggero, ha radici profonde e sistematiche. Sipe calcola che dal 5 al 7%  dei preti ne sono contagiati. Secondo i ricercatori il 40/50% del clero avrebbe un orientamento omosessuale. Il 10% dice di aver fatto sesso con colleghi o in seminario. Negli anni ’90 diverse diocesi USA avevano il 10% di preti pedofili. Nel 1991 il 66% dei preti in servizio a Los Angeles era pedofilo, compresi due vescovi. La rivelazione di migliaia di abusi indica, che la gerarchia può dire di non conoscere la natura scientifica della pedofilia, ma non può sostenere di non sapere che tale comportamento è devastante e criminale.

Si conoscevano le dimensioni del fenomeno ma lo si è tenuto nascosto di proposito. Bisogna chiedersi: 1- perché il clero si tappa la bocca quando si tratta di sesso? 2- Che cosa paralizza le vittime? 3- Perché Vaticano e vescovi ricorrono alla segretezza? 4- Perché i laici subiscono? 5- Perché le vittime sono sottoposte a pressioni?  

Il libro Sex, Priests, and Secret Codes, The catholic Church’s 2.000-Year Paper Trail of Sexual abuse", Volt Press, Los Angeles, 2006, di T. Doyle, P. Wall e Richard Sipe (da 34 anni cura vittime e carnefici, insegna nei seminari e fa conferenze al clero) mette in evidenza le cause di un fenomeno tanto complesso quanto occultato per salvaguardare l’immagine della Chiesa.  

Sintetizzo alcune idee di fondo di questo testo magistrale: 

Cospirazione del silenzio - La forza del potere clericale induce le vittime a non riferire per paura del castigo divino. Il clima di tolleranza, segretezza, incapacità di controllo gioca a favore dei pedofili. Il segreto è un codice familiare a ogni sistema auto-referenziale, una forma di società segreta, che, per la propria sopravvivenza, nasconde le trasgressioni dei propri membri. Negli USA gli archivi hanno prodotto prove incontestabili, le commissioni investigative dichiarano che le diocesi sono responsabili per una specie di cospirazione al silenzio. Oggi, giudici e pubblica opinione, ritengono che la condotta dei vescovi sia una forma di collaborazione con il male e c’è chi parla perfino di “associazione a delinquere”. 

Celibato - Le cose si sanno, ma non si dicono, perché inimmaginabili. E così il sesso del clero è tenuto sotto chiave, protetto e canonizzato dall’etichetta del celibato. Per i fedeli è impensabile che il prete possa cadere così in basso. Non viene presentato come una specie di angelo? Nel passato la Chiesa ha disprezzato il sesso in tutte le sue manifestazioni, definendolo “sporco, peccaminoso, impuro”. L’aureola di segreto e di vergogna che lo circonda conduce all’ossessione per “gli atti impuri”. Se il celibato è così fondamentale, la Chiesa deve riconoscere che non dà una preparazione adeguata. Per diventare prete uno deve studiare diversi anni. E per gestire le pulsioni? I vescovi non sono in grado di riformare se stessi né controllare la condotta sessuale dei preti senza l’aiuto, il controllo e la supervisione dei laici (=popolo di Dio). Ci sono preti uxorati e pastori protestanti convertiti al cattolicesimo con la loro famiglia, ma per il clero di rito latino il celibato è il tema più controverso. Nonostante l’emorragia e la sofferenza di 120.000 preti sposati nel mondo, il Vaticano insiste che è vivibile e essenziale. Amori clandestini, concubinato, abusi, figli non riconosciuti, suore stuprate, si tollera tutto, si rimuovono i fatti, anche il più deplorevole: la pedofilia. Per la prima volta, dalla riforma protestante, la vita sessuale del clero viene messa in pubblico. E le vittime auspicano di vedere il giorno in cui la pedofilia, questa ferita aperta da secoli nel corpo di Cristo, non sarà più che una cicatrice, un ricordo triste del passato. Ma altri misfatti, sotterfugi, miserie e tragedie continueranno ad offuscare l'immagine della chiesa se non si affronta una delle cause di fondo: il celibato obbligatorio. (cf  "Celibato - Dono o legge?" del Dr. Heinz J. Vogels). Il solo fatto che 120.00 preti siano stati costretti a “lasciare”, senza contare coloro che si “arrangiano” non significa proprio niente per voi? Se fosse una libera scelta non avremmo questo esodo in massa: un prete su quattro! E poi la Chiesa, almeno, non sarebbe più “complice” dell’infamia di tanti abusi sessuali da parte dei “funzionari di Dio”.  Insomma, non è evidente che si vuol far credere a tutti i costi che “siamo puri e casti” ad un prezzo inaudito?

Seminario - Ormai si ammette che la formazione da apartheid del seminario è inadeguata, anzi, una delle cause. Le regole stesse (controllo delle stanze, porte aperte, mai due da soli) fanno presumere che gli impulsi sessuali siano più pressanti in un ambiente artificiale di soli maschi, che pare favorire l’inclinazione all’omosessualità. In questo caso la corruzione non viene da forze esterne, ma è generata e si perpetua all’interno del sistema clericale. Quindi non si scaccia dal basso, ma dall’alto. I vescovi americani riconoscono (attraverso una Commissione ad hoc), che “ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. Tute le diocesi americane hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i giovani siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente” [nostra sintesi]. La “Convenzione sui Diritti del minore” proibisce il reclutamento di minorenni al di fuori dell’ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Il Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, spacciati per scuole o semi-internati. 

Potere clericale – I genitori delle vittime come hanno potuto permettere che succedesse? Educati a non mettere in discussione il “reverendo padre”, credono sia peccato contraddirlo o chiacchierare di lui e le sue attenzioni verso un figlio sono considerate segno di predilezione. Il solo pensiero di qualche cosa di spiacevole è al di fuori della loro immaginazione. La vittima accetta le avances del “padre” con la più totale incomprensione che possa farle del male. Ed egli approfitta del suo potere spirituale per convincerla che nessuno le crederà.  Da dove viene tanto potere del prete? A lui sono affidati poteri essenziali per la salvezza: celebrare l’eucarestia, perdonare in nome di Dio. Il celibato obbligatorio, poi, rinforza la mistica, che lo pone al di sopra dei laici. Quando viene ordinato “possiede l’autorità di agire con il potere e nella persona di Cristo stesso” (Catechismo, 1548, 1581). Viene messo sul piedestallo di Dio. Il curato d’Ars giunge a dire: “Che cosa è un prete? Un uomo che sta al posto di Dio, investito di tutti i suoi poteri. Quando perdona non dice “Dio ti perdoni”, ma “Io ti perdono”. Se incontrassi un prete e un angelo, prima saluterei il prete poi l’angelo. Questi è amico di Dio, il prete sta al suo posto”. Per la Chiesa la divisione tra preti e laici è di origine divina (can. 207). Conclusione: non è ammessa nessuna debolezza, lo scandalo va soppresso, le vittime messe a tacere, cioè “immolate”. 

L’impatto sulle vittime - Chi  violenta un bambino è un “assassino dell’anima”. Chi perde un arto può sostituirlo, ma quando viene ucciso lo spirito, si perde il senso stesso della vita. Le vittime affermano di essere state paralizzate, tramortite, perché è inconcepibile che un personaggio così sublime possa fare del male. Il Dr. Lothstein riferisce: “Mi hanno detto che la loro anima veniva assassinata. Un assassinio nell’anima, dell’anima. E non possono superare il senso di colpa e di vergogna. “Come mi è successo? Potrò mai tornare a Dio?” (National Cath. Reporter, 9.8.2002). La vita diventa sconfitta e vuoto assoluto. Come se gli fosse stata strappata l’anima. E molte vittime non rivelano l’accaduto neppure dopo molti anni, per il semplice fatto che non riescono a farlo. Il timore di dispiacere al rappresentante di Dio innesca la paura di dispiacere a Dio stesso e questo é paralizzante. In alcune circostanze la sofferenza è così insopportabile che solo la denuncia libera da un peso insopportabile. Oppure il suicidio.

Perdonare la gerarchia - E’ incomprensibile che un’istituzione, la quale si proclama il corpo di Cristo, si svilisca fino a disprezzare le vittime e si sforzi di nascondere la sua responsabilità piuttosto che curare il male alla radice, cioè se stessa. Gesù non attenua la condanna di chi scandalizza un bambino: “meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel mare”. La macina spetta allo stupratore e ai suoi sostenitori, non alla vittima. Si può capire lo stupro di chi dice la messa tutti i giorni? Come sopportare il tradimento fatto in nome della religione e come suo ministro? Il prezzo del perdono è la pura e semplice verità dei fatti. Verità e riforma sono richieste ai vescovi e preti che hanno tollerato, coperto e trascurato i propri doveri. Tutti coloro che hanno ignorato e nascosto sono colpevoli di scandalo. Pochi vescovi hanno chiesto perdono per la loro negligenza, cecità e collusione.  

Eccesso e abuso di autorità? - Molti auspicano che Roma si decida ad ascoltare il “popolo di Dio”, ma l’eccesso di potere acceca. I vescovi, convinti che la loro autorità è da Dio, rigettano ogni critica come un attacco alla loro persona. Il laicato è ridotto a elemento decorativo o di mera consultazione. La pedofilia potrebbe fare quello che né teologi né profeti sono riusciti a fare: la frustrazione e la rabbia di milioni di laici sta cambiando il modo di interagire della gente con la gerarchia. I prelati, abituati a una specie di “onnipotenza”, sono costretti a fare i conti con la loro incompetenza. Ai sopravissuti non basta una stretta di mano, profusione di scuse e promessa di tante preghiere. Vogliono essere in grado di credere che la gerarchia ha capito il loro trauma e l’orrore vissuti. I più, quasi miracolosamente, vogliono essere certi che chi ha stuprato il loro corpo e la loro anima trovi aiuto e non sia più in grado di nuocere. Molti pedofili sono stati riciclati, altre vittime sacrificate. Perfino la Commissione della conferenza episcopale USA dice che non si è risposto a certe domande: perché li avete coperti? Perché gli “offesi” sono stati ignorati? Perché le gerarchie si sono rifiutate di rivedere il loro modo di amministrare? Perché hanno persistito nella difesa della loro immagine? Il tragico incubo ha svegliato il laicato dal coma spirituale a cui era stato ridotto. Alcuni capiscono che possono essere adulti e a casa propria anche nella Chiesa e non possono accettare le conclusioni senza fiatare. Le dimostrazioni davanti alle cattedrali americane hanno avuto il loro impatto e molti cominciano a capire che non possono più aspettarsi omaggi, inchini e baciamano. Non c’è più spazio per la paura, segretezza, arroganza. Troppe anime sono state devastate. Non è in discussione il potere episcopale, ma il tradimento della fiducia, lo stupro dell’anima, la falsità, l’amministrazione disonesta in nome della religione.  

Per concludere: è non solo ignobile, ma semplicemente malvagio, voler linciare i preti pedofili, quegli stessi  che si voleva proteggere, occultare, nascondere e non assumere le proprie responsabilità. Anch'essi, a loro volta, sono vittime del sistema clericale,  del suo secolare misoginismo, omofobia, patriarcalismo, disprezzo della sessualità.  E se si vogliono mettere al muro i “soldati semplici”, perché si continua a promuovere, premiare i loro “generali”, cioè i card. Law, i vescovi omertosi e quelli che sono giunti al colmo di denunciare le vittime come nel caso di Agrigento?  Il card. Law, condannato in contumacia, uno dei più appariscenti collaboratori della “strage degli innocenti" a Boston, è stato promosso arciprete di S. Maria Maggiore, dove continua a godere di tutti i privilegi cardinalizi, compreso quello del principio di extraterritorialità. Si tratta di privilegi del tutto evangelici? E' un buon esempio per i preti in  galera? E' quello che farebbe il Cristo con chi ha contribuito a rovinare la vita di centinaia d'innocenti?

L'educazione sessuale, il reclutamento di minorenni, il lavaggio del cervello nei seminari sono responsabilità, di cui la gerarchia deve rendere conto al “popolo di Dio” e alla società civile. Le ragioni per cui sono stati chiusi i seminari minori in Inghilterra, Irlanda e USA, non valgono forse per l’Italia, Spagna e, soprattutto, per il sud del mondo? Se questo sistema è stato riconosciuto sbagliato, perché si continuano a gestire  seminari minori camuffandoli come "semi-internati, scuole vocazionali”?

Uno studio serio e coraggioso del problema porterebbe a soluzioni più consone con la pratica apostolica, quando i "presbiteri" erano solo persone (si sottolinei persone) mature, provate, stimate, scelte dalla comunità, al servizio della stessa, non del proprio potere, da cui è nato il privilegio, la casta e… la corruzione.

Preghiamo, affinché questa “strage degli innocenti” non sia vana. Diamo alle vittime, oltre alla palma del martirio, la soddisfazione di non essere state sacrificate invano da mani consacrate. Ed andiamo a visitare in carcere i poveri preti "colpevoli", perché sono anche loro creature di Dio e forse meno responsabili di chi li ha “educati” e governati.  

 

 

 

20.5.2007 

Caro Papa,

sono uno di quei milioni di senza tetto, senza terra, senza dignità, senza lavoro, senza salute, senza riso e fagioli, che sovrabbondano nel “paese della speranza”. Ma tu lo sai che l’America Latina non è “Alice nel paese delle meraviglie”?

Ci andavamo un po’ stretti nei 12 discorsi scritti di tuo pugno, in occasione della V Conferenza dei nostri vescovi ad Aparecida.

Non averne a male, noi non li leggeremo mai! Tu parli per i colti, i teologi, i professionisti del pensiero. Noi siamo “professionisti della sopravvivenza”, dell’arte di “ingannare la morte ingiusta e prematura”. 

Sei venuto come capo di Stato, tu, seguace di Uno che non aveva neppure dove posare il capo.

Capo di Stato?

Ma non siamo noi, vittime, derelitti, aidetici, ubriaconi, meninos de rua, il tuo “Stato”, l’unico che ti spetta, l’unico possibile per chi si fa chiamare “padre di tutti”?

Sì, certo,  hai parlato anche “di noi”, non “con noi”. Per compatirci, per farci l’elemosina, per dire ai “buoni” di usarci per accumulare beni per il cielo… Basta! Non ne vogliamo più sapere di briciole umilianti, non siamo della stessa “pasta” di quel Cristo che tu adori nell’ostensorio? Trattaci, allora, come se fossimo il Suo ostensorio, almeno. 

Non sei venuto “per noi”, ma per i pastori. Va bene. Invece di tante chiacchiere, perché non gli hai dato un esempio concreto, come faceva quel pastore, che è venuto per cercare i malati, i perduti, gli smarriti, i disperati, i non-esistenti, perché nulla-tenenti? Chi cercava il Cristo? Forse i sommi sacerdoti, gli impresari, i capi di Stato, i benefattori?

Sei venuto, come sempre, a portare, a dare, a distribuire: dottrina, tanta dottrina; precetti morali, tanti precetti morali; teologia, tanta teologia. Che ce ne facciamo di questo ben di Dio, tutto asettico, tutto astratto, quando a noi basta un piatto di riso e fagioli? Se Dio è il tuo “tutto”, sappi che, per noi, il “tutto” è un piattino di cibo!  Se non riusciamo neppure ad essere uomini, come faremo ad essere cristiani? Ce lo saprà dire chi si presenta alla storia con il “carisma dell’infallibilità”? 

Tu sei preoccupato per la perdita dei fedeli, che disertano i tuoi templi troppo seri, troppo ingessati, troppo ingombrati di catechismi, teologie euro-centriche, canonizzazioni, spiritualità disincarnata, ecc.  Non te ne avvedi che non c’è più spazio per noi? Noi, latino-americani, nasciamo nella culla della musica e della danza. Vai in una favela: non trovi un’aspirina, ma ad ogni angolo c’è un bar con musica a tutto volume. Da noi, musica e danza sovrabbondano, perché non costano nulla. Sai, è il nostro modo di pregare, di ringraziare il cielo. Ma è Lui, il Cielo che ti manda a dire di essere triste quando qualcuno prega, cantando e ballando, a pancia vuota. Lo sai? Musica e danza sono i nostri anestetici. Me l’ha confidato un poveraccio: “Per me, cantare e ballare è uno stratagemma per ingannare la fame”. O è il miracolo della musica, che tu tanto ami? 

Lo sai? Un giornalista brasiliano ha osato fare il parallelo tra te e Hitler, in quanto tutti e due puntate su un “popolo guida”: lui sulla razza ariana, tu su quella cristiana, tutta doc! (Nella tua parrocchia italiana andrebbe in galera di filato per vilipendio al Capo dello Stato Vaticano) Ma se per caso ci fosse un briciolo di verità nell’intuizione di quello sfrontato? Non chiami a raccolta i fedelissimi (Opus Dei, CL, Legionari di Cristo, neo-catecumenali, carismatici) per lanciare tutti i giorni la tua crociata contro relativisti, materialisti, edonisti? Non recluti simpatizzanti, lefebvriani, integralisti, per “militare” contro abortisti, omosessuali, fautori dell’eutanasia? Non vuoi formare il tuo “popolo-guida”, la cui missione è di salvare il mondo dal male? Ma non l’ha già salvato Cristo? Fondamentalismo, dogmatismo, assolutismo sono così contagiosi che quasi non ce ne accorgiamo di essere infettati. 

Ti sei presentato al soglio pontificio con la tua “enciclica del cuore”: “Deus caritas est”. Troppo lusso, per noi, sotto-uomini. Scusa tanto, noi siamo ancora in attesa del “Deus justitia est”. Ci basterebbe un Dio che sa fare i conti, che ci insegni a distribuire la torta dei beni del pianeta secondo il numero dei suoi abitanti. Parlare di amore a chi muore di fame non ti pare un po’ troppo amaro, contraddittorio, sarcastico?

Perché non hai chiesto conto agli impresari che ti hanno pagato il conto (vitto, alloggio, la casula con 15 km. di filo d’oro e d’argento, ecc.) quale salario pagano ai loro dipendenti, quale pensione, quali cure mediche? Insomma: se tu stai con loro, come fai a stare con noi? Se benedici loro, come fai a benedire le nostre lacrime, le nostre stigmate, i nostri figli, veri professionisti nell’arte del patire? Si può forse stare con i crocifissi e con i loro crocefissori! 

Vedi, noi, “res nullius”, schiavi dei bisogni primari abbiamo un’altra maniera di vedere le cose. Ci rivolgiamo a te, perché a chi si devono rivolgere i “figli” se non al “padre”? Chi li può capire, cioè accogliere, al di là dei relativismi, dei materialismi, che li possono indurre in tentazione di disperazione?

Vedi per noi l’unica cosa “relativa” è proprio la dottrina che, per te, a volte, pare quasi un assoluto. Noi, “figli dell’uomo”, non veniamo prima di ogni dottrina, prima di ogni lotta teologica, prima delle conversioni del riso, prima delle concorrenze tra le varie chiese, perché ci hanno messo su quella croce dalla quale continuiamo a gridare: “Fratelli, dove siete? Non vediamo, non sentiamo il padre, perché non abbiamo fratelli…”.

La nostra fame e la nostra sete (di lavoro, giustizia, pace, salute, ecc.) viene prima di ogni teoria. Sulla dottrina ci potremo scannare, ma dopo, non prima di aver risolto, soddisfatto i diritti umani di tutti. E’ questa la carta d’identità senza della quale non si passa l’esame in umanità (vedi Mt 25). Un dogma dichiarato perfino dai pagani: “Primum vivere, deinde philosophari” e anche teologizzare. Certo, la verità è importante; la dottrina è la sua custode; filosofia e teologia sono le braccia di qualunque “Dio”; Gesù Cristo è l’Uomo che porta a compimento l’uomo e la chiesa è il suo cuore. Su questo non ci piove. Piove invece a dirotto sul fine di tutto questo, noi, uomini, ai quali non è permesso essere uomini. Non siamo eccezioni, ma regola: 840 milioni nel mondo, 205 milioni in America Latina. Ogni due persone che hai incontrato in Brasile, una fa la fame. Perché non lanciare un’alleanza con tutte le religioni, con tutte le ideologie, una specie di patto sull’uomo? Non sarebbe la fine di ogni terrorismo, specie quello più subdolo, quello delle leggi economiche che ci condannano alla fame “legalmente”, come sempre, “secundum legem”?

Famiglia, sessualità, difesa della vita, bioetica, ecc. ecc. tutto è importante, ma se ti preme proprio la “vita dalla concezione al suo esito finale”, non puoi ignorarci, o trattarci come “poverini” che meritano briciole di compassione. Vogliamo dignità, giustizia, ciò che ci spetta per diritto, non per degnazione.

Noi, i crocifissi, vogliamo farti un piccolo regalo, alla portata delle nostre tasche (o della nostra pancia?): ti dedichiamo l’ultimo libro digitale scritto dai nostri difensori (i teologi del terzo mondo): “Bajar de la cruz a los pobres”. Sai ti basta leggere la copertina con un’immagine così significativa che la capiscono anche gli analfabeti, gli indios, i contadini, tutti… Un “uomo qualunque”, tira giù, strappa dalla croce un contadino crocefisso. Perché non l’appendiamo in tutte le chiese, in tutte le banche, in tutti i seminari, su tutti i libri di preghiera, in tutte le case, sul libretto degli assegni dei prelati, preti, religiosi, suore, cristiani del mondo?

Prima di discutere il contenuto, discutiamo sul ritratto: è la fotografia dell’umanità del secolo del consumismo, del lusso, dello sperpero, tutte bestemmie contro l’uomo,  prima che contro Dio.

Togliere, staccare, tirar giù dalla croce i popoli del sud del mondo, significa che qualcuno ce li ha messi sulla croce, vero? A noi non interessa “dire la messa” in latino, in ebraico, in cinese… ci interessa che si coniughino le parole più semplici del mondo per celebrare la vita di ognuno di noi: Io mangio, tu mangi, egli, noi, voi, essi mangiano. Non siamo noi la “vostra messa”, noi immolati sull’altare dell’economia globale?

 

Ti facciamo notare un dettaglio: quei teologi con questa operazione ti lanciano un messaggio: il loro testo è gratuito, “dato” per tutti. Non ti pare che è come la manna in questo deserto della lussuria del lucro ad ogni costo? Non è un esempio eloquente ad un Vaticano, che ha messo il copy right su tutte le tue parole, discorsi, punti e virgole? Una sfida fraterna, una provocazione buona? Qualcosa di più: un esempio da seguire, da proporre a tutti coloro che operano nel campo culturale. Il sudore umano non è riducibile ad un prezzo, non è commerciabile. In attesa di proclamarlo “urbi et orbi” con il timbro dell’ONU, cominciamo con la produzione del pensiero, cioè dell’anima. Che esempio, che schiaffo morale a tutte le dottrine economiche, alle ideologie e alle religioni che hanno tradito l’uomo!

Caro papa, noi ti vogliamo bene, perché anche tu sei un “uomo”, soltanto un uomo come noi. La sera, quando ti togli i paramenti, i paludamenti, la mitria; quando deponi titoli e riconoscimenti; quando si spengono le voci adulatorie e servili che ti chiamano “Sua Santità”, “Santo Padre”, “Servo dei Servi di Dio”, ecc. guardati allo specchio: vedrai, in te, tutti noi. E ci sentirai nel tuo cuore. Sarà il momento della mistica più intensa della tua giornata e noi saremo tutti lì, con te, a fare il tifo per l’uomo, cioè per Cristo, “figlio dell’uomo”, per la sua-nostra fame, sua-nostra sete di umanità.

Grazie.

 

 

Caro don Di Noto,

 

se il tuo sdegno per l’olocausto degli innocenti consumato da “mani consacrate” è sincero deve essere coerente fino in fondo, vero? Quindi non può limitarsi a puntare il dito sugli esecutori materiali del “delitto”, ma deve ricercarne le cause, che, per così dire, sono come i suoi mandanti.

 

Inevitabile chiedersi: come è possibile arrivare a questi eccessi con tante pratiche di pietà, studi teologici, ritiri, messe? La formazione seminaristica sessuofoba e misogina non ha una qualche relazione di causa ed effetto con questi fatti non certo “isolati”? Se per anni si induce il candidato a ignorare, se non a cancellare la propria corporeità, si potranno mai produrre presbiteri maturi? Se fin da ragazzi si è “educati” a vedere la sessualità con gli occhiali neri della cultura pagana (gnostica e manichea), come potremo avere dei preti capaci di portare il giogo della castità? Non è temerarietà spedirli in parete da sesto grado senza l’equipaggiamento necessario? Non a caso la “Convenzione sui Diritti del minore” ne proibisce il reclutamento fuori dall’ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Lo Stato della Città del Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, camuffati da “convitti o semi-internati”, giustificando una segregazione vera e propria con la scusante: “Ma vanno a casa il sabato e la domenica”. Se la cultura della sessualità è la stessa che ha prodotto i preti pedofili, non è evidente che si perpetuano le radici del crimine?

La Commissione indipendente, quindi non sospetta, disposta dai vescovi americani (2004) dice in proposito:

“Molti testimoni affermano, che (…) ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato celibatario sano e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. (…) Diverse diocesi hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i ragazzi siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente. (…) Il candidato che non sembra adatto deve essere rifiutato e i risultati della valutazione devono essere condivisi tra le diocesi. Per molti anni, i seminari si sono focalizzati quasi esclusivamente sulla preparazione intellettuale a scapito di quella umana. (…) L’81% delle vittime di abusi sessuali sono ragazzi e questo significa che la crisi è caratterizzata da comportamenti omosessuali. (…) Negli ultimi 15 anni è diventato di routine chiedere al candidato il suo orientamento sessuale. Alcuni vescovi non accettano aspiranti con orientamento omosessuale, che considerano un impedimento all’ordinazione. (…) Uno psichiatra riferisce che alcuni preti con difficoltà affermano che “nel presbiterato si possono coprire problematiche sessuali”. (…) Ci sono molte altre problematiche relative al celibato che possono essere terreno fertile per altri scandali. Numerosi testimoni credono che vi siano molti più casi di relazioni sessuali tra preti e donne o adulti consenzienti. Sebbene non sia un crimine, queste persone sono spesso vulnerabili e in tutti i casi tale condotta è gravemente immorale. I vescovi non possono permettere che ciò si verifichi senza conseguenze. Dichiarare che “non è affare di nessuno” è fondamentalmente sbagliato. Se un prete tiene fede alle sue promesse e vive secondo i precetti morali della Chiesa è affare del vescovo, dei confratelli e dei parrocchiani”.

 

A ragione affermi trattarsi di preti che non avrebbero mai dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa.

Ma allora non avrebbero mai dovuto essere ordinati vescovi neppure quelli che hanno collaborato a produrre altre vittime, spostando i preti notoriamente pedofili da una parrocchia all’altra? Non sono complici dei misfatti successivi? Non dovrebbero dimettersi spontaneamente e fare penitenza? Il card. Law, l’arcivescovo di Firenze, il vescovo di Agrigento, e tanti altri, continuano a pontificare e a godere dei loro privilegi.

 

E ancora: Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti. (…) E' meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di "scomunica".
Questo non vale anche per i vescovi? Senti cosa dice la Commissione dei vescovi americani:

“I membri della Commissione sollecitano, affinché si guardi allo scandalo come lo scandalo anche dei vescovi oltre che dei preti, che potrebbero domandarsi: perché i vescovi non hanno subito le stesse conseguenze? (…) Le azioni di quei preti sono gravemente peccaminose e l’inazione di quei vescovi che non hanno protetto i fedeli è altrettanto peccaminosa. In qualche modo, “il fumo di Satana” è stato lasciato entrare nella Chiesa e ne è rimasta profondamente ferita. La sua autorevolezza e credibilità in materia morale è stata gravemente danneggiata. (…) Le risposte di troppi vescovi sono state improntate al lassismo morale, eccessiva clemenza, insensibilità, segretezza, negligenza. Le principali trascuratezze sono: (i) relazione inadeguata con le vittime; (ii) aver permesso ai pedofili di restare in situazione di rischio; (iii) sono stati trasferiti senza informare i nuovi superiori; (iv) occultare le accuse alle autorità civili (v) evitare la riduzione allo stato laicale dei rei confessi. (…) Alcuni vescovi non hanno colto la gravità del problema. Hanno trattato le vittime come avversari e nemici del bene della Chiesa. Troppo spesso hanno trattato i preti accusati come persone che avevano bisogno di assistenza psicologica o di cambiare ambiente, piuttosto che veri e propri criminali che andavano rimossi dal ministero e denunciati alle autorità civili. Questi approcci non hanno risolto ma esacerbato il problema. (…) Alcuni vescovi sono stati troppo indulgenti e desiderosi di cercare una scappatoia per se stessi, favorendo il prete a scapito della vittima. Questa ingiustizia è attribuibile in parte al “clericalismo” – una attitudine per cui preti e vescovi sono un mondo a parte e superiori ai laici – e in parte alle idiosincrasie del diritto canonico. (…) Oggi è chiaro che la Chiesa avrebbe potuto prevenire molti abusi se i suoi leader avessero riportato le accuse alle autorità civili.  (…) In alcuni casi i prelati hanno scoraggiato le vittime dal denunciare gli abusi, ma le nuove norme prevedono che le “informino del loro diritto di denunciare alle pubbliche autorità” e che perseguano questo obiettivo. Le vittime non si rivolgevano alla forza pubblica perché avevano fiducia che la Chiesa stessa si occupasse del problema. Tale fiducia è stata ripetutamente tradita, una grave mancanza; e il fatto che tale tradimento è diventato di dominio pubblico, ha ingigantito la perdita di fede da parte di alcuni laici. (…) Dei testimoni affermano che in molti casi i vescovi non hanno punito i colpevoli, perché da loro ricattati, minacciando di rivelare informazioni compromettenti… Va da sé che, se un prete ritiene di poter essere ricattato, non dovrebbe proporsi all’elezione di vescovo o accettare cariche di autorità. (…) Le vittime in troppi casi sono state emarginate e ri-vittimizzate. Alcune si sono suicidate. Altre soffrono depressione, dipendenza da droghe e disfunzioni sessuali. (…) Il non ascoltarle e non accoglierle ha fatto si che i vescovi non comprendessero a pieno la natura e la portata del problema e sono venuti meno ai propri doveri pastorali. L’incapacità di partecipare ai loro drammi è grave al pari del danno inflitto dai pedofili stessi. (…) Dopo due anni dalla promulgazione delle Norme Essenziali, molte centinaia di preti sono stati rimossi dal ministero, ma pochi vescovi hanno lasciato l’episcopato”.

In sintesi: 1 – Alcuni prelati spesso hanno anteposto le preoccupazioni istituzionali della Chiesa locale a quelle della Chiesa universale. Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e all’occultamento. 2- La minaccia del processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a adottare  un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa. 3 - Hanno riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati per trattare un problema che, mentre indubbiamente ha delle cause psicologiche e implicazioni legali, è, nel suo midollo, un problema di fede e di moralità. 4 - Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime. 5 - Il codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile dimettere il prete pedofilo.

Affermi: L'abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana.

Non ti pare che, fino a quando il crimine di pedofilia verrà considerato come un peccato, non sentiremo mai l’obbligo morale e civile di denunciarlo alle autorità giudiziarie? L’ha ammesso, nel tribunale di Boston, il cardinal B. Law: "Non sapevamo fosse un crimine, pensavamo che si trattasse solo di un peccato".

 

La Commissione afferma: Il non aver riconosciuto che l’abuso sessuale sul  minore è un crimine e non solo la manifestazione di una mancanza morale o disordine psicologico ha contributo moltissimo allo scandalo. (…) Un prete riferisce: “Credo che non abbiano mai considerato, che ci fosse una legge dello stato, per la quale (…) si va in prigione”. Dal momento in cui i vescovi non hanno compreso che (…) è un crimine, lo sbaglio deve risiedere in qualche modo nel supporto legale di cui si  avvalgono. (…) Un abuso sessuale è di per sé un evento traumatico; se commesso da un prete lo è ancora di più, perché è una “figura paterna” ed è probabile che causi più danno, che l’abuso perpetrato da altri individui. (…) … considerando gli abusi più come un disturbo “di identità sessuale” e non un crimine o un peccato grave, i vescovi hanno mancato nell’ottemperare alle proprie responsabilità verso la società e verso la Chiesa”.

 

Se un’istituzione “divina” continua a considerare materia di foro interno, fatto privato, un delitto tanto grave, come potremo aiutare “i santi innocenti”, prevenire, far sì che gli aspiranti pedofili si rendano conto del loro crimine? Fino a quando non grideremo dai tetti e dai pulpiti che chi minimizza, copre, smista i rei da una parrocchia all’altra, si rende corresponsabile del delitto, non saremo mai “dalla parte” delle vittime. Se i preti consigliano di non sporgere denuncia (come alcuni parroci di Milano nell’inchiesta de “Le Jene”); se la legislazione continua riservare alla Congregazione competente un delitto che spetta al foro civile; se il prete continua ad essere un privilegiato per il suo “status” o casta; se un vescovo si arroga il diritto di citare in tribunale per diffamazione una vittima della pedofilia, come non dubitare che a monte ci sia qualcosa di grosso che non va?

Non ti sembra che l’autorità civile tutela, difende gli innocenti meglio dell’autorità religiosa? Per un delitto così abominevole la “giustizia umana” prevede la prigione e il risarcimento danni, la morale cattolica pare considerarlo un peccato da “smacchiare” con un pellegrinaggio o un pio digiuno.

Qui non si tratta di carità (“si vis”), ma di giustizia (obbligo morale), nella quale l’unico competente non è il tribunale ecclesiastico, ma quello civile. Se rompo la gamba a uno (reato penale) non posso aggiustargliela con la carità, con il perdono: il reo è tenuto per giustizia a riparare i danni, risarcire. E' una cosa così semplice, ovvia che è entrata nei codici penali di tutti i popoli, tranne che in quelli ecclesiastici. Non si può obliterare la giustizia in nome della carità. Gesù propone la sua legge, la carità, il perdono nell’intimo della coscienza, non in piazza, cioè nelle regole della convivenza civile. E' per questo che quando non si distinguono i due piani della carità e della giustizia si finisce per capovolgere la morale e uno da carnefice si dichiara vittima di un  seminarista pedofilizzato!

Cosa vogliono le vittime? Giustizia, solo giustizia. Certa cultura catto-pagana sulla sessualità non ha indotto i cristiani a chiamare il figlio della ragazza madre: "figlio del peccato" come se l'avesse generato il diavolo? Agli orfani abbiamo saputo dare solo l'istituto e l'assistenza non la paternità/maternità “secondo Dio”. Un'ignominia, perché vuol dire che non siamo stati capaci di superare il vincolo del sangue. Don Zeno diceva: “L'orfano è una vergogna umana”. Non può esistere l'abbandonato se ci sono dei fratelli.

 

E il Vaticano è immune, esente da responsabilità? La Commissione ha qualcosa da ricordargli: “… sembra che la serietà del problema e la sua relativa vastità non furono tenute nel debito conto da Roma (…), perché si pensava che tali procedimenti avrebbero pregiudicato i diritti degli accusati. Alla fine degli anni ’80, alcuni vescovi influenti chiesero al Vaticano di istituire una procedura amministrativa per la rimozione dei preti pedofili. La richiesta era basata, in parte, sulle lacune del sistema canonico, che prevedeva la riduzione allo stato clericale quale punizione per gli abusi sessuali su minori, ma solo dopo un lungo processo, che richiedeva la partecipazione della vittima. Alcuni vescovi si sono opposti, perché le vittime avrebbero subito un ulteriore trauma. Inoltre, la dimissione dallo stato clericale non poteva essere imposta se il prete o il suo avvocato avessero dimostrato che aveva agito in base a qualche malattia mentale o disturbo psichico. Dato che molti erano stati mandati in centri terapeutici, dove sono stati diagnosticati disturbi psicologici, la dimissione dallo stato clericale, anche dopo la fine del processo canonico, non era applicabile. Nel tribunale ecclesiastico, una volta accertata la colpevolezza, il prete ha diritto di appello fino a due gradi superiori. Secondo la legge canonica, una sentenza per la quale si richiede l’appello decade immediatamente. Quindi il prete dichiarato colpevole, dopo il completamento del processo penale diocesano, non si troverà di fronte all’imposizione di nessuna pena fino a molti anni più tardi. Intanto continua a fare il prete, magari senza un particolare incarico. (…) Le richieste che il Vaticano ha ricevuto da un discreto numero di vescovi  per una chiara procedura di dismissione avvennero ripetutamente negli anni ’90, ma  inutilmente. (…) Molti attribuiscono l’immobilità Vaticana ad una generica riluttanza ad interferire con i vescovi, altri che il problema fosse unicamente Americano. (…) Il Codice di Diritto Canonico prevede l’immediata sospensione dallo stato clericale di chiunque commetta abusi sessuali su minori (canone 1395). Tuttavia, sebbene il canone 1389 preveda una simile punizione, inclusa la dismissione dal ministero, per un dirigente della Chiesa che, con colpevole negligenza mancasse di intraprendere azioni riparatrici, raramente la Chiesa ufficiale statunitense ha ottemperato a questa disposizione. Così come nessun vescovo negli Stati Uniti è stato mai punito secondo il canone 1389 per evidente inadempienza del canone 1395”.

 

Caro don Di Noto,

anche noi, le vittime, chiediamo “un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte”: se vuoi stare dalla nostra parte, aiuta preti e vescovi ad avere il coraggio di ammettere le loro colpe; a individuare le cause profonde della pedofilia clericale; a non minimizzare “Tanto in Italia si tratta solo di una cinquantina di casi…”. In un’Italia, parrocchia del papa, è troppo facile occultare, chiudere in cassaforte o negli archivi diocesani i nostri scheletri. Le associazioni che difendono le vittime sono concordi nel dire che da noi si vede solo la punta dell’iceberg. Vuoi stare con noi? Fai emergere il resto dell’iceberg, altrimenti la strage degli innocenti continuerà senza fine.

 

Così, non sia.

 

PS. Ti consigliamo qualche buona lettura:

1-             R. Sipe, T. Doyle, P. Wall, Sex, priests & secret codes, Volt Press, Los Angeles, 2006 (non sono degli anticlericali, ma consulenti di vescovi, insegnanti nei seminari, che da tanti anni difendono le vittime in tribunale. Sipe è psicoterapeuta da 34 anni. Le cifre riportate parlano di più di 5.000 preti accusati o già condannati e di oltre 11.000 vittime. Secondo alcuni autori potrebbero arrivare a 100.000. Si noti che spesso l’abusato è portato ad abusare o diventa incline all’omosessualità)

2-             La rivista internazionale di teologia, Concilium, dedica il numero 3 del 2004 al tema dal titolo molto significativo: “Il tradimento strutturale della fiducia”.

 

Fausto Marinetti (giornalista, iscritto all’album, Ordine Regionale, Milano, tessera n° 60127)

 

La lettera è sottoscritta dai siti:

il dialogo.org

chiesaincammino.org

AMS, associazione mobilitazione sociale (Marco Marchese)

Bispensiero.it