Lettera aperta a Mons. Rino Fisichella
Caro Mons. Fisichella,
anche noi, le vittime dei preti pedofili, abbiamo letto la tua intervista: "Atti
gravissimi, una grande amarezza. Ma la Chiesa sa riconoscere gli sbagli" (Corriere
della sera, 16.7.2007). Quello che hai detto è quello che hai nel cuore o
si tratta di una "difesa d'ufficio"?
- Affermi, che "una seria presa di coscienza" consiste
nel "buttarsi dietro le spalle questa dolorosa vicenda sapendo
riconoscere il male che c'è stato da una parte, ma al tempo stesso il grande
bene fatto quotidianamente". Metti sulla bilancia da una parte le nostre
tragedie (i suicidi, gli impazziti, i disperati, ecc.) e dall'altra "il
grande bene fatto quotidianamente". Secondo te, da che parte pende? E
secondo quel Cristo che citi più avanti: "Chi scandalizza un bambino… meglio
si butti nel mare"? Queste parole non valgono anche per te e soprattutto per
i tuoi confratelli nell'episcopato che hanno collaborato con gli stupratori
del nostro corpo e della nostra anima? E poi, hai forse dimenticato quel:
"Non sappia la destra quello che fa la sinistra"? Se ami davvero la verità,
perché negli spot dell'8 per mille non ci infili qualche prete pedofilo a
chiedere perdono per la strage degli innocenti? "Buttarsi dietro alla spalle
questa dolorosa vicenda…"? Siamo noi, non voi, che dovremmo sbarazzarcene.
E, alle volte, non ce la facciamo. Come una paralisi dell'anima per lo shok
subito. E, se anche riuscissimo, sarebbe come buttare via noi stesse,
vittime immolate, perché noi non siamo una "dolorosa vicenda", di cui
disfarsi, ma siamo la vostra tragedia, il vostro Calvario. Volete disfarvi
di noi come di zavorra che appesantisce la barca di Pietro e offusca la
vostra immagine? La zavorra è il vostro crimine, noi siamo leggeri come gli
angeli… Come è circospetto il tuo uso delle parole! All'inizio parli di "vicenda
dolorosa"; poi attraversi "gli sbagli dei propri uomini", arrivi agli "errori
di alcuni", agli "episodi così gravi" per sbarcare sul terreno degli "atti
esecrabili" e del "male commesso". Nooo! Noi non siamo né una vicenda, né
degli sbagli, né errori di alcuni, né episodi, né atti esecrabili:
noi siamo il vostro crimine. Ogni altra parola ("peccato" compreso) è
fuori contesto, tradisce i fatti, ci uccide una seconda volta.
- "…la Chiesa, ancora una volta, è stata capace di
riconoscere gli sbagli dei propri uomini". Dovremmo battere le mani,
applaudire la scaltrezza nell'occultare i rei (almeno 200 fuggitivi),
smistarli da una parrocchia all'altra, diffondendo l'infezione? Parli degli
"sbagli dei propri uomini", quindi non dell'istituzione. Ma non si trattava
di una prassi dettata da Roma? Non venivano dall'alto le direttive di
coprire, non fare scandalo, tenere tutto sotto chiave? Almeno il card. Law
l'ha ammesso: "Noi sapevamo che era un peccato, non un delitto". Non è forse
questo che fa la differenza? Peccato, è una categoria ecclesiale, crimine è
una categoria del codice penale. Se si vuol fare prevalere la chiesa (con i
suoi privilegi, le sue caste, ecc.) sulla società anche in materia penale,
non ti sembra un'ingerenza, un disastro che produce, appunto, tragedie? Se
un prete commette un furto, un omicidio, cosa c'entra la legge canonica? Il
delitto è delitto sia che venga commesso da un laico come da un prete, vero?
Visto che ci tieni ad esprimere la tua solidarietà con le vittime, perché
alla fine della trasmissione "Annozero" non hai abbracciato Marco Marchese,
chiedendo perdono, in lui, a tutte le vostre vittime?
- Insisti: "l'errore di alcuni", "una piccola
minoranza nel clero". Sono "alcuni" i più di 5.000 preti pedofili solo
negli Stati Uniti? E i 1.700 in Brasile? Bada bene: le cifre parlano di
quelli denunciati o già condannati. E tutti gli altri che l'hanno fatta
franca? E quelli che sono scappati all'estero con l'appoggio dei loro
prelati? Perché non aprire uno sportello nazionale (gestito da laici, non da
don Di Noto) per fare venire a galla tutto il sommerso della "parrocchia
italiana" del papa? Se ci amate, come dite; se vi sta a cuore il nostro bene
e quello della Chiesa, perché non promuovete degli spot che esortino le
vittime alla denuncia del prete, che "non avrebbe dovuto essere ordinato
prete", dici tu; "del vescovo che non avrebbe dovuto diventare vescovo",
diciamo noi? Non puoi indurci a pensare che avete paura della verità.
- "Si tratta di atti esecrabili che vengono
registrati, e in modo anche più frequente, anche dentro altre categorie
sociali". Intendi giustificare l'ingiustificabile? Le altre categorie
sociali non hanno fatto nessuna promessa di celibato; non si presentano alle
loro "prede" come "rappresentanti di Dio". Capisci che per noi il prete è
"tutto", è più del cielo che della terra? Come avremmo potuto immaginare che
avrebbe abusato dell'aureola di "uomo di Dio", di quel potere sacro che voi
gli avete dato, convincendolo di "agire in nome di Dio", di essere le sue
mani? (catechismo: 1548, 1581). Noi non siamo stati "colpiti", ma distrutti,
assassinati nello spirito oltre che nel corpo. Messi in croce, quindi, due
volte.
-
"… c'è da applaudire la Chiesa americana per il coraggio che ha avuto di
voltare pagina…". Dovremmo battere le mani a chi si è fatto complice,
mettendoci in croce? Quanto tempo c'è voluto prima che arrivasse il coraggio
di voltare pagina? E a che prezzo? Già nel 1968 i vescovi americani ordinano
una ricerca sul fenomeno; nel 1976 Sipe e Bartemeier li mettono in stato di
allerta: il 6% dei preti è pedofilo; nel 1984 viene offerto loro un
"Manuale" con le "istruzioni per l'uso": il ciclone è preannunciato, ma i
vescovi fanno orecchie da mercante. Non solo: si fanno complici, piazzando i
preti pedofili qua e là di modo che, per esempio, p. James Porter riesce a
stuprarne 200. Il vero coraggio sarebbe mettere in pratica le direttive
della "Commissione ordinata dai vescovi americani" (2004) per la quale il
seminario è un apartheid affettivo, che blocca lo sviluppo emozionale
"normale" e, in quanto ambiente di soli maschi, può inclinare alla
omosessualità . Senti, in sintesi, cosa si afferma: "I responsabili
non hanno capito l'evidente natura del problema, considerando le accuse
come fatti sporadici e isolati.
-
Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e
all'occultamento (Un vescovo, richiamato
dal suo prete per aver giurato il falso in tribunale, risponde: "Io mento
solo quando devo mentire".
-
La minaccia del processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere
pastorale e a adottare verso le vittime un atteggiamento contrario e
indegno per la Chiesa.
-
Altri non hanno capito pienamente l'ampiezza e la gravità del danno
sofferto dalle vittime.
-
Hanno riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati.
-
Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli
delle vittime e troppo spesso hanno rifiutato di ascoltarle.
-
Il codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile
destituire il prete pedofilo dal ministero e i vescovi non hanno fatto
abbastanza ricorso a ciò che la legge canonica li autorizza a fare per
proteggere i minorenni.
Il risultato è che, ai preti pedofili è stato concesso, con allarmante
frequenza, di restare dove avevano commesso l'abuso o di essere trasferiti,
divenendo per i bambini un'ulteriore prevedibile minaccia, che si è
materializzata con altri abusi".
- "… la Chiesa degli Stati Uniti… è riuscita a
ritrovare un rapporto di fiducia con il suo popolo". Perché non lo
chiedi ai vari gruppi laicali nati dallo scandalo, che si sono stancati di
essere trattati come sudditi, meri elementi decorativi di una Chiesa
clericale, di essere munti per pagare le malefatte dei preti pedofili?
Interpella SNAP, Call to action, Voice of the faithfull, ecc. Se vuoi
entrare nel cuore e nell'anima della vittima, perché non ne prendi in casa
qualcuna? Se ogni vescovo ne ospitasse almeno una in casa sua, questo sì
sarebbe un vero atto di coraggio. E il papa, quanti ne potrebbe ospitare in
Vaticano? E le congregazioni femminili quante case romane trasformate in
albergo potrebbero mettere a disposizione?
- E, per finire, dichiari: "la Chiesa, in generale,
non ha nulla di cui vergognarsi". Quindi "gli sbagli", "gli atti
esecrabili", il male non è esistito? Non è evidente che il non
riconoscere il delitto, non fa che perpetuarlo? Il papa stesso non ha
parlato di "sporcizia", di "crimini enormi"? Non c'è da vergognarsi di
queste "cose"?
- Vogliamo sapere da un teologo come te: ma quando ci
ritroveremo in paradiso, tutti insieme, quale sarà il posto assegnato ai
preti e vescovi pedofili? Cosa proveremo noi, le vittime, accanto ai nostri
carnefici? Prega con noi: "Padreterno, tu che sei un vero padre, non
infliggerci altro dolore! Almeno tu, non metterci in croce un'altra volta...
E' vero che farai per loro una sezione separata, magari blindata, affinché
non nuocciano più? E a chi li ha coperti, occultati, sottratti all'autorità
giudiziaria, quale angolino riserverai?".
- Non vogliamo accomiatarci senza produrre delle
proposte positive:
a – un telefono verde in ogni
diocesi riservato alle vittime dei preti. Ma, chiaro, sia gestito dai laici,
perché i bimbi, ormai, hanno paura delle vesti nere.
b – i delitti di pedofilia non siano soggetti a
prescrizione
c – siano riconsegnati alla giustizia i preti
pedofili fuggitivi dai loro paesi
d – si chiudano tutti i seminari e i preti siano
solo uomini maturi, educati dalla comunità, scelti dalla gente, come si faceva
all'inizio
e – siano rivedute e corrette le norme canoniche
con la consulenza delle vittime
f – i preti pedofili siano affidati alla polizia
come si fa per qualsiasi reato previsto dal codice penale per ogni cittadino.
Ma Voi, preti e prelati, siete proprio disposti a dare la vita per noi come
farebbe ogni padre, ogni madre per suo figlio/a?
Ci firmiamo, Le Tue/Vostre vittime (Fausto (Alberto) Marinetti, ci ha solo
imprestato la penna
iscritto all'album dei giornalisti, Milano, N°. 60127)
Postilla 1. Una proposta per la Chiesa, se saprà uscire purificata dal
Giordano del nostro sangue e delle nostre lacrime: fino a quando chierici e
laici non saranno fratelli alla pari; fino a quando non si realizzerà la
conversione dei
"buoni a tutti i costi"; fino a quando i
ministri non scenderanno dal piedestallo per servire i fratelli e il popolo di
Dio non avrà diritto alla libertà di coscienza, di parola, di pensiero, di
cultura, vano sarà stato il nostro Calvario. Il cardinale Ratzinger lo esprimeva
con parole sacrosante: "Abbiamo molto da imparare: siamo troppo interessati a
noi stessi, alle questioni strutturali, al celibato, all'ordinazione delle donne,
ai concili pastorali, ai diritti di questi concili e dei sinodi. Lavoriamo
sempre sui nostri problemi interni e non ci rendiamo conto che il mondo ha
bisogno di risposte, e noi rimaniamo coi nostri problemi". La conversione non è
appannaggio né degli accusatori né dei difensori della Chiesa, ma di chi si
lascia invadere dallo Spirito, che soffia sempre dove vuole. Non senti che "soffia"
forte anche attraverso di noi, le vittime?
Postilla 2. Se ti sta a cuore la nostra difesa, perché non dedichi i
tuoi ultimi anni alle nostre cure, magari fondando una casa di accoglienza per
le vittime della pedofilia clericale in uno dei vostri 24.000 immobili romani?